Pet Therapy e Case di Riposo: Come Funziona e Perché Fa la Differenza per gli Anziani
C’è un’immagine che il personale delle case di riposo conosce bene: un ospite con demenza avanzata, che da settimane non pronuncia una parola di senso compiuto, che improvvisamente si illumina e tende la mano verso un cane che gli si è appena seduto accanto.
Non è un aneddoto isolato o un episodio di fortuna. La pet therapy nelle case di riposo è infatti uno degli interventi più documentati, e al tempo stesso più sorprendenti, applicati al mondo della terza età.
In questo articolo vediamo come funziona la pet therapy nelle case di riposo dal punto di vista normativo in Italia, cosa dice davvero la scienza su questo tipo di intervento, e quali sono i meccanismi reali — non solo emotivi, ma anche fisiologici — che lo rendono efficace.
Cos’è la Pet Therapy: Significato e Differenza tra IAA, TAA, EAA e AAA
Il termine “pet therapy”, entrato nel linguaggio comune, semplifica molto una disciplina più articolata, che gli specialisti preferiscono chiamare IAA, Interventi Assistiti con gli Animali.
Sotto questa sigla rientrano percorsi diversi tra loro:
- TAA (Terapia Assistita con gli Animali): un vero intervento terapeutico con obiettivi clinici misurabili, condotto da un’équipe multidisciplinare che comprende sempre un medico o un altro professionista sanitario
- EAA (Educazione Assistita con gli Animali): orientata più allo sviluppo di competenze e autonomie
- AAA (Attività Assistite con gli Animali): a carattere più ricreativo e relazionale, spesso le più frequenti nelle case di riposo durante le visite settimanali
Questa distinzione non è solo terminologica: cambia chi può condurre l’intervento, con quali animali, e con quale livello di documentazione clinica del percorso.
In una RSA, ad esempio, un progetto di TAA per un ospite con depressione conclamata avrà obiettivi specifici misurati nel tempo (riduzione dei punteggi su scale di valutazione standardizzate). Un’attività AAA generale per il benessere collettivo del reparto avrà invece un’impostazione più libera, pur richiedendo comunque personale formato.
Pet Therapy in Italia: Cosa Dice la Legge e le Linee Guida Nazionali
In Italia, la pet therapy è riconosciuta come pratica sanitaria ufficiale fin dal 2003, con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio di quell’anno, che recepiva un accordo tra Ministero della Salute, Regioni e Province autonome in materia di benessere degli animali da compagnia e pet therapy.
Per molti anni, però, questo riconoscimento non si è tradotto in regole operative chiare, lasciando alle singole Regioni e alle singole strutture ampia discrezionalità.
Il vuoto è stato colmato il 25 marzo 2015, quando Governo, Regioni e Province autonome hanno sottoscritto le “Linee guida nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali”, un documento elaborato dal Centro di Referenza Nazionale per gli IAA (con sede presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie) insieme all’Istituto Superiore di Sanità e al Ministero della Salute.
Queste linee guida hanno:
- Standardizzato i protocolli operativi
- Definito i percorsi di formazione per le diverse figure professionali coinvolte
- Specificato le specie animali utilizzabili: cane, gatto, coniglio, cavallo e asino (con possibilità di valutazione specifica per altre specie)
La pet therapy si può fare anche in RSA e case di riposo non specializzate
Un punto operativo importante per chi gestisce o lavora in una casa di riposo: la pet therapy non si limita alle strutture specializzate.
Le linee guida prevedono esplicitamente che gli IAA possano essere svolti anche in ospedali, case di riposo, case famiglia e istituti scolastici, e persino a domicilio nell’ambito di programmi di assistenza integrata.
La condizione è che ogni figura professionale che non operi stabilmente presso un centro specializzato o una struttura riconosciuta si registri obbligatoriamente presso l’azienda sanitaria territorialmente competente, attraverso il portale nazionale Digital Pet, che mantiene gli elenchi ufficiali di operatori, centri, progetti e animali coinvolti.



I Benefici della Pet Therapy per gli Anziani: Cosa Dice la Scienza
Qui arriva la parte più interessante per chi si chiede se questi interventi funzionino davvero o siano semplicemente un’iniziativa gradevole ma priva di effetti misurabili.
La risposta, supportata da diversi studi clinici controllati, è che gli effetti ci sono, e in alcuni casi sono piuttosto significativi.
Lo studio sulla demenza pubblicato sull’American Journal of Geriatric Psychiatry
Uno dei trial più rilevanti sul tema ha coinvolto 65 residenti di case di riposo con demenza (età media 81,8 anni), suddivisi in coppie abbinate per caratteristiche simili: un gruppo ha ricevuto il trattamento standard, l’altro il trattamento standard combinato con dieci sessioni settimanali di terapia assistita con gli animali.
Il risultato è stato chiaro: nel gruppo con solo trattamento standard, i sintomi di agitazione, aggressività e depressione sono peggiorati nel tempo. Nel gruppo con anche la pet therapy, questi stessi sintomi sono rimasti stabili, senza il peggioramento osservato nell’altro gruppo.
In altre parole, l’intervento non ha “guarito” la demenza (cosa che nessuno si aspetta da questo tipo di terapia), ma ha contribuito a contenere il deterioramento comportamentale tipico della progressione della malattia.
L’effetto sul cortisolo e sull’apatia nei pazienti con demenza
Un altro studio, condotto su pazienti istituzionalizzati con demenza, ha misurato direttamente i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nella saliva durante le interazioni con cani in visita.
Il dato interessante è che l’interazione con il cane produceva quello che i ricercatori hanno definito un “effetto attivante”: un aumento controllato del cortisolo, in contrasto con lo stato di apatia tipico di molti pazienti istituzionalizzati.
In questo contesto, non si tratta di un effetto negativo: l’apatia profonda è essa stessa un sintomo problematico nella demenza avanzata. Un’attivazione fisiologica moderata, accompagnata da un aumento dei comportamenti sociali spontanei verso il cane, è stata interpretata come un segnale positivo di maggiore coinvolgimento con l’ambiente circostante.
Cosa dice la revisione Cochrane
Una revisione sistematica della letteratura scientifica, pubblicata nel database Cochrane (lo standard di riferimento per le revisioni di evidenza clinica in medicina), ha confermato che gli interventi assistiti con gli animali hanno un’influenza positiva documentata su:
- Riduzione del grado di agitazione
- Miglioramento della qualità delle interazioni sociali
La stessa revisione, con onestà scientifica, segnala anche i limiti della ricerca attuale: pochi studi hanno valutato in modo rigoroso gli effetti sull’umore, e ancora meno sulle funzioni cognitive vere e proprie. I risultati disponibili non mostrano un miglioramento significativo delle performance cognitive in sé, mentre risultano più solidi i dati su comunicazione e capacità di coping (gestione adattiva delle difficoltà quotidiane).
Perché Funziona: i Meccanismi Dietro l’Effetto della Pet Therapy
Al di là dei dati clinici, vale la pena capire cosa succede concretamente.
Il ruolo dell’ossitocina
Una delle ipotesi più accreditate nella letteratura scientifica riguarda il ruolo dell’ossitocina, un neuropeptide associato al legame sociale e affettivo, che diversi studi suggeriscono venga rilasciato durante le interazioni positive tra esseri umani e animali (una carezza, un contatto visivo prolungato, una semplice presenza calma).
Negli anziani istituzionalizzati, spesso privati di contatto fisico regolare e di stimoli affettivi quotidiani, questo tipo di interazione può rappresentare una delle poche fonti rimaste di stimolazione sensoriale ed emotiva positiva.
L’animale come “catalizzatore sociale”
C’è poi un meccanismo più comportamentale, legato al concetto di catalizzatore sociale: un animale in visita tende a generare conversazione e interazione anche tra persone che normalmente non comunicherebbero tra loro.
Diversi anziani che non rispondono più a stimoli verbali diretti del personale mantengono invece una risposta emotiva e talvolta verbale alla presenza di un animale — probabilmente perché si tratta di uno stimolo non linguistico, immediato, privo della componente di giudizio sociale che a volte rende difficile l’interazione umana per chi si sente fragile.
Paro, il Cucciolo Robotico: la Pet Therapy Senza Animali Veri
Una curiosità che merita spazio in questo discorso riguarda Paro, un cucciolo di foca robotico utilizzato in diversi studi internazionali come alternativa quando l’uso di un animale vivo non è praticabile — per allergie, regolamenti specifici della struttura, o condizioni cliniche dei residenti che richiedono particolare cautela.
Una ricerca condotta in centri diurni e in contesti domiciliari ha rilevato che l’interazione con Paro migliorava in modo significativo le espressioni facciali e la comunicazione con il personale di assistenza, con un effetto a lungo termine osservato sulla depressione e sull’agitazione in gruppi di attività per anziani con demenza.
È un dato interessante perché suggerisce che almeno parte del beneficio derivi dalla qualità dell’interazione percepita (la sensazione di prendersi cura di un essere vivente, anche se artificiale, e di riceverne una risposta) più che dalla sola presenza biologica dell’animale. La maggior parte degli esperti, comunque, concorda che gli animali reali restano l’opzione preferibile quando non ci sono controindicazioni specifiche.
Come Si Svolge una Sessione di Pet Therapy in RSA: Esempi Pratici
Per capire concretamente cosa significa “fare pet therapy” in una casa di riposo, vale la pena descrivere come si articola tipicamente un intervento ben condotto.
Una sessione standard di Attività Assistita con gli Animali coinvolge:
- Un operatore formato (il coadiutore dell’animale)
- L’animale stesso, più frequentemente un cane di temperamento calmo selezionato attraverso test comportamentali
- Un piccolo gruppo di residenti, spesso 3-6 persone per volta, per garantire un’interazione di qualità con ciascuno
La sessione si svolge generalmente in un ambiente familiare e tranquillo (sala comune, giardino della struttura), con attività che includono accarezzare l’animale, lanciargli una pallina, spazzolarlo, o semplicemente stare seduti vicino mentre l’animale riposa accanto alla persona.
Esempio 1: aumentare i tempi di attenzione
Con un ospite che fatica a mantenere l’attenzione per più di pochi minuti durante le attività di gruppo standard, l’introduzione del cane permette spesso di estendere significativamente il tempo di coinvolgimento attivo. La presenza dell’animale offre infatti uno stimolo multisensoriale (visivo, tattile, olfattivo) che mantiene l’attenzione in modo più naturale di un’attività puramente verbale o cognitiva.
Esempio 2: pazienti con afasia o gravi difficoltà di linguaggio
Il personale riporta frequentemente episodi in cui ospiti con afasia o demenza avanzata, normalmente silenziosi, iniziano a parlare spontaneamente all’animale — spesso con un linguaggio più semplice e diretto rispetto a quello che userebbero in una conversazione con una persona.
Questo fenomeno viene interpretato dagli operatori come una conferma del ruolo dell’animale come interlocutore “a basso rischio emotivo”, privo delle aspettative comunicative che rendono difficile l’interazione con altri esseri umani per chi si sente insicuro delle proprie capacità linguistiche residue.
Limiti e Controindicazioni della Pet Therapy: Non È una Soluzione Universale
Onestà scientifica impone di non presentare la pet therapy come una panacea priva di limiti.
Le stesse revisioni sistematiche citate sopra sottolineano che la qualità metodologica di molti studi disponibili è ancora limitata, con campioni spesso piccoli e protocolli non sempre standardizzati tra una ricerca e l’altra. Gli effetti sul lungo periodo restano un’area che richiede ulteriori ricerche, anche perché in pazienti con demenza grave o molto grave non ci si può aspettare un effetto duraturo che vada oltre il naturale decorso della malattia.
Esistono inoltre controindicazioni pratiche da valutare caso per caso:
- Allergie agli animali
- Fobie specifiche (non rare tra gli anziani, specialmente verso i cani di taglia grande)
- Condizioni immunitarie compromesse che richiedono protocolli igienico-sanitari rigorosi
- Preferenza personale di chi non ha mai avuto un rapporto positivo con gli animali
Un buon programma di IAA in RSA prevede sempre una valutazione individuale preliminare, proprio per evitare di trasformare un intervento potenzialmente benefico in una fonte di stress per chi non lo desidera o non può parteciparvi in sicurezza.
In Sintesi: Cosa Sapere Prima di Proporre la Pet Therapy in una Struttura
- La pet therapy in Italia è normata dalle Linee Guida Nazionali IAA del 2015, applicabili anche a strutture non specializzate come le case di riposo
- Gli operatori che non lavorano stabilmente in centri riconosciuti devono registrarsi presso l’ASL competente
- Gli studi clinici controllati mostrano risultati solidi sulla riduzione di agitazione e depressione, più limitati sul piano cognitivo puro
- Il meccanismo coinvolge probabilmente l’ossitocina, l’effetto di “catalizzatore sociale” dell’animale, e una riduzione della pressione comunicativa percepita
- Non tutti gli ospiti sono candidati ideali: una valutazione individuale preliminare è sempre necessaria
- Anche soluzioni robotiche come Paro mostrano benefici misurabili, utili quando l’animale vivo non è un’opzione praticabile
Riferimenti bibliografici
- Istituto Superiore di Sanità (ISS) — Linee Guida Nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), iss.it
- Centro di Referenza Nazionale per gli IAA, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) — izsvenezie.it
- Majić, T. et al. — Animal-Assisted Therapy and Agitation and Depression in Nursing Home Residents with Dementia: A Matched Case–Control Trial, American Journal of Geriatric Psychiatry
- Filan, S. L., Llewellyn-Jones, R. H. — Animal-assisted interventions for elderly patients affected by dementia or psychiatric disorders: A review, ScienceDirect
- Lutz, N. et al. — Animal-assisted therapy for dementia, Cochrane Database of Systematic Reviews, PMC/NIH
- Beetz, A., Uvnäs-Moberg, K., Julius, H., Kotrschal, K. — Psychosocial and psychophysiological effects of human-animal interactions: the possible role of oxytocin, Frontiers in Psychology
- Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, 28 febbraio 2003, in materia di benessere degli animali da compagnia e pet therapy
Nota: questo articolo ha scopo informativo generale. Per attivare un progetto di Interventi Assistiti con gli Animali in una struttura per anziani, è necessario rivolgersi a operatori e centri riconosciuti secondo le linee guida nazionali, contattando l’azienda sanitaria territorialmente competente o consultando il portale Digital Pet del Ministero della Salute. Per altri contenuti su benessere e sicurezza degli animali visita www.my-appet.it.